Cascina Marchesa a Torino

Frontone dorico del fienile della cascina Marchesa. Foto di Daniela Re, riproduzione riservata

Scopri la storia della Cascina Marchesa di Torino, una antica dimora rurale che è un unicum architettonico con la guida turistica Daniela Re!*

STORIA

Localizzata nei pressi della strada di Agliè e Chivasso, quella che oggi è corso Vercelli, la cascina conosciuta come la Florita, o la Marchesa, era considerata già nel Settecento una delle più belle e ricche di Torino. Tra il XVI e il XVII secolo gran parte dei terreni compresi tra il feudo di Villaretto e Cascinette e la regione delle Maddalene (basse di Stura) apparteneva ai marchesi Wilcardel de Fleury, antica e nobile famiglia della Piccardia stabilitasi a Torino probabilmente già alla fine del Cinquecento. Le proprietà comprendevano cascine, prati e boschi. Nel 1677 Cristina Carlotta acquista la cascina la “Floritta”, il 22 marzo dello stesso anno, dal fratello Franco Giuseppe, marchese de Fleury. Si evidenzia un grosso complesso architettonico formato da scuderia, due stalle con fienile, pollaio, granaio, fasanera, tre colombari e il forno. Nella corte interna, in cui si contano diciassette colonne di mattoni, si hanno due depositi e un pozzo d’acqua viva. Da un grosso solaio si accede a una torretta su cui è posta una campana. Esistevano inoltre due giardini esterni cinti da mura, uno grande con alberi da frutto e una cappella. Il complesso contava trenta giornate circa di prati e campi coltivati a grano siciliano e un bosco vicino alla Stura. Durante l’assedio di Torino del 1706 il complesso subisce gravi danni destino comune a molti edifici attorno a Torino. Ci sono vari passaggi di proprietà, Nel 1791 c’è un rilievo dell’architetto Grossi da cui si evince che la cascina ha un impianto planimetrico a corte chiusa sui quattro lati. VI è anche una cappella, esterna alle corti, localizzata lungo la strada di Chivasso, nei pressi del viale di accesso. La Mappa Napoleonica, redatta nel 1805 , testimonia l’elegante disegno dei giardini adiacenti alle fabbriche, poi trasformati in orti e terreni coltivati .

Risale al primo quarto dell’Ottocento l’unica parte rimasta, cioè la manica in stile neoclassico, con loggiato, colonne in muratura, capitelli dorici e trabeazioni in pietra; presenta cioè un frontone dorico a imitazione di un tempio greco. Esso era in origine destinato a stalla al piano terra e fienile al piano superiore. Il disegno compositivo, caratterizzato dall’iterazione al piano loggiato di colonne e capitelli dorici in muratura e di trabeazioni in materiale lapideo e dall’ampio timpano triangolare che sovrasta l’avancorpo, costituisce un caso unico per le cascine torinesi e in generale nel panorama italiano, di notevole interesse architettonico. Non sono rare, nelle costruzioni rurali, degli ambienti o degli edifici di pregio (fra tutti si possono ricordare le VIlle Palladiane, che gestivano anche molti possedimenti agricoli), ma la particolarintà è che wuesta facciata monumentale era destinata ad ambienti di servizio come appunto le stalle ed i fienili.

Dal 1863 al 1889 inizia il primo grosso frazionamento della proprietà con vendite e permute documentate nel Registro delle mutazioni dell’Archivio Storico del Comune. Alcuni  terreni e campi vengono venduti al Demanio dello Stato per il tracciamento della Ferrovia Alta Italia, nel novecento la cascina viene suddivisa tra vari proprietari e subisce un inesorabile degrado. Il comune la acquista nel 1978 e si iniziano le demolizioni. La cappella gentilizia che si trovata su corso Vercelli è purtroppo stata distrutta. Di fronte al frontone dorico c’è una rimanenza di una struttura a volta che apparteneva alla vecchia cascina, verso una altra proprietà dove ora sono dei condomini anni ’70. Sempre di fronte al frontone dorico a fianco della vecchia struttura voltata, è stata ricollocata una Lapide dedicata ai caduti della Fiat SIMA, durante la lotta della Resistenza partigiana contro il nazifascismo: vengono elencati oltre ai partigiani morti combattendo nella difesa degli stabilimenti, quelli uccisi dai nazifascisti e coloro che morirono nei campi di concentramento. La lapide faceva parte di una serie che furono collocate in tutti gli stabilimenti FIAT: Questa si trovava negli stabilimenti della SIMA di via Cigna (ove oggi sorge il Gigante) e fu trasportata qua dopo la demolizione della fabbrica. Tra le persone commemorate c’è Gaspare Arduino, padre delle Sorelle Arduino e trucidato insieme alle figlie nel marzo del 1945. La lapide è stata restaurata nel 2011 dal  centro di Restauro di Venaria Reale. A fianco una altra lapide dedicata ai caduti della FIAT Grandi Motori  nell’aprile del 1945, quando la liberazione in Torino passò proprio dalle fabbriche di Torino Nord (Grandi Motori, SIMA, Ferriere, SNOS, etc).

Uso attuale

Della storica Cascina Marchesa, purtroppo, rimane solo la manica adibita a fienile. Tutto il resto dell’edificio fu demolito negli anni settanta, per fare posto ad un edificio scolastico e polifunzionale nel più estremo stile brutalista. La teoria di muri grigi in cemento armato e l’articolazione degli spazi ispirati al massimo funzionalismo mal si accordano alla storia e alla grazia della manica storica, che per fortuna sopravvive, seppure nascosta ad una prima visita. Dal 1981 la struttura è adibita a spazio polifunzionale e culturale cittadino. Attualmente nella cascina Marchesa ha spazio il Teatro Marchesa, teatro della Circoscrizione 6 dato in gestione a diverse compagnie teatrali. (Attualmente per il teatro è in corso un  intervento di ristrutturazione con i fondi PNRR, ndr). A fianco sorge la biblioteca pubblica Cascina Marchesa, mentre sul cortile affacciano diverse sale pubbliche utilizzate da alcune associazioni. Ha sede ad esempio il Centro Donna della Circoscrizione 6, uno sportello di Cittadinanza Attiva, una palestra utilizzata da associazioni sportive locali come la ASD Gandhi. La struttura ospita anche, sempre nella parte moderna, la scuola media Viotti. Il lungo muro di cemento grigio con un campanile civico si vede bene percorrendo via Cigna. Nel muro davanti al frontone dorico l’ANPI sezione Renato Martorelli pone, tutti gli anni, le piastrelle della Legalità con le scuole del territorio, durante le celebrazioni del 25 aprile. Le piastrelle sono posate con una celebrazione pubblica, nel mese di aprile appunto.

Accesso

Cascina Marchesa può essere visitata in esterno quantomeno negli orari di apertura della Biblioteca Marchesa, oppure quando ci sono attività negli spazi polifunzionali (purtroppo non ci sono informazioni all’esterno sulle varie attività degli spazi, però di solito dal lunedì al venerdì i cancelli di corso Vercelli 141 sono aperti)

*articolo rielaborato a partire dall’articolo di Daniela Re Cascina Marchesa: un unicum architettonico in Barriera di Milano #eccellenzedibarriera pubblicato sul portale vivoin e consultabile a questa pagina https://www.vivoin.it/2024/10/19/cascina-marchesa-barriera-di-milano-architettura/

Torna in alto