“…Perché gli intonaci possano avere una buona durata
non siano difettosi è necessaria una sgrossatura a base
di cocciopesto e calce, che funge da collante tra le parti”
Vitruvio “De Architettura”, libro VII cap. IV, I sec. A.C.
Il cocciopesto è un particolare intonaco utilizzato estensivamente dai romani per impieghi in ambienti umidi, in esterno o per cisterne. E’ composto da un impasto di grassello di calce, sabbia e laterizi (mattoni o coppi) frantumati e ridotti in polvere. Miscelando i tre elementi si ottiene un impasto che può essere utilizzato come intonaco. A seconda della granulometria del laterizio frantumato si ottiene un intonaco più o meno grezzo che può essere usato dall’intonaco fino alla finitura. L’argilla conferisce proprietà idrauliche all’intonaco, che può quindi essere usato per risanare ambienti umidi, può essere applicato in esterno, per bagni ecc. Con un trattamento a base di sapone di Marsiglia o olio di lino diventa anche idrorepellente: l’impiego è quindi simile al tadelakt, con una maggiore facilità e rapidità di esecuzione. Il cocciopesto è di colore rosso o giallo (a seconda dei mattoni di partenza) è può eventualmente essere ulteriormente colorato con terre.

Storicamente veniva impiegato dai romani nell’impermeabilizzazione di cisterne e acquedotti e chiamato opus signinum (dalla città di Segni). L’utilizzo del cocciopesto è stato ritrovato negli scavi archeologici anche presso altre civiltà precedenti, come i fenici, ma furono i romani che lo utilizzarono massicciamente nelle loro imponenti opere ingegneristiche. Alcuni esempi: l’acquedotto di Miseno (NA) con la Piscina Mirabilis, la cisterna delle sette Sale a Roma, le cisterne della città bizantina di Rasafa (Siria) ed ingenerale in tutto il bacino del mediterraneo dove vi è stata la dominazione romana.

La tecnica del cocciopesto si è tramandata nel tempo, soprattutto in Italia ed è ancora impiegata nel restauro. Ultimamente con la riscoperta dei materiali naturali il cocciopesto sta ritornando in auge per le applicazioni in edilizia, ed è un materiale molto interessante per la deumidificazione. La finitura è esteticamente molto piacevole, con colori caldi. Con il cocciopesto è possibile inoltre ottenere bellissime finiture, alternando i colori, oppure aggiungendo inerti (paglia, sassi, vetri ecc) che vengono poi spazzolati. Una altra finitura è quella del graffito, che riprende una tradizione toscana e lombarda: si stendono due strati di intonaco a differente colore, con uno spolvero si disegna il motivo decorativo e con un apposito attrezzo si gratta la superficie facendo affiorare il colore sottostante.

La cosa migliore è sicuramente realizzare il cocciopesto in cantiere partendo da grassello di calce naturale e miscelando sabbia e polvere di mattoni. In questo modo si abbattono anche i costi, con una riappropriazione del sapere artigianale. Come tutte le tecniche antiche, è necessaria una scelta accurata dei materiali, una buona dose di pazienza e il tempo necessario ad affrontare tutte le fasi della lavorazione. Lo studio dell’arch. Daniela Re può fornire un aiuto anche agli autocostruttori, per potere realizzare in proprio le miscele, dotandosi degli attrezzi necessari per arrivare al prodotto finito, senza necessariamente comprare premiscelati. Per consulenze o impiego di calci naturali in edilizia, contattaci!

